• Gabriele Clima

Un'equazione senza risultato - Mara Mundi

Un'equazione senza risultato: ti restano le incognite, le elevazioni a potenze e troppe parentesi prive di senso. Da adolescente, ma anche da adulti, persino coi capelli radi e bianchi, succede qualche volta di sentirsi irrisolti.

"Con le ali sbagliate" di Gabriele Clima, Uovonero 2020, racconta una storia di smarrimento, di coraggio, del volo che alla fine si spicca, nonostante le gabbie in cui gli ottusi relegano chi esce fuori dagli schemi.


Il protagonista è Nino, 17 anni, che ad una festa ha baciato un suo compagno di scuola, ma i genitori vogliono guarirlo e lo spediscono in una comunità diretta da un prete, che ha una regola per ogni cosa.

Il protagonista è Nino, dunque, ma è Sabina che subito commuove, quando cerca una formula nel soffitto grigio, non la trova e si lascia cadere.

Quante volte, ciascuno di noi, ha invocato una speranza nel soffitto, steso sul letto, vicinissimo alla rinuncia?


Nino non si arrende, a volte sembra, ma non lo fa mai del tutto. Lotta, cade, si rialza, va avanti anche quando torna indietro. Zaino in spalla si lancia fuori, corre i pericoli dell'insuccesso.

"Fallire ancora, fallire meglio", diceva Beckett. Se non ce lo insegnano una buona volta a fallire, come faremo a mescolarci alla vita?

Lo scriveva anche Pasolini: "Insegniamo ai ragazzi a fallire". Insegniamolo a tutti, anche a noi adulti, che abitiamo con disagio il tempo delle performance, delle prestazioni e dell'uniformità. A vivere ha diritto ognuno.

"La città in fondo, in basso la via, con gli alberi, e il loro profumo che si spande. E che è lì per noi".

La scrittura di Gabriele Clima è salda, come sempre. C'è la cura in ogni riga, che col ritmo accompagna la storia. In un punto, che non vi svelo troppo, qualcuno prepara la colazione per Nino, e lo fa con premura. Il ritmo, allora, diventa più lento, come i gesti di chi ha a cuore qualcuno.

Quando invece la storia sta per arrivare all'epilogo, il ritmo incalza, ha la musica dentro, si schianta, come succede nell'ultimo capoverso di pagina 165.

È una storia che ci insegna a rischiare, per esistere, per scendere in strada e vivere, per non cercare formule nel soffitto, per convivere con le equazioni senza risultato.

"Eppure eccomi qui, esisto come i pinguini [...] e siamo qui, e passeggiamo a braccetto".


7 febbraio 2021

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