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L'adolescenza irrequieta è la ricchezza di oggi

Intervista di Davide Berti, Gazzetta di Modena


Quando ha deciso di raccontare se stesso? Da sempre, direi. Racconto sempre storie vere, cercando di raccontare me stesso e l'adolescenza inquieta e problematica che ho avuto. Raccontare queste storie ai ragazzi, raccontare di quello che succede intorno a noi è un modo per recuperare la relazione con loro e lavorare su quei processi fondamentali che alla fine fanno crescere anche noi adulti. Quanti adulti si credono maturi? Dov’è la linea di demarcazione che separa l’adolescenza dalla maturità? Quando cessa il processo di aggiornamento delle mappe con cui navighiamo la realtà? Io spero mai, perché sarebbe la morte dell’anima e del pensiero. Rispetto a noi adulti, i ragazzi sono estremamente attivi nel pensiero, consapevoli di quanto questo possa modificare la realtà che vivono, è un peccato sprecare questa occasione.

Il bullismo è un tema presente nei suoi libri: come si arriva a questi fatti? Le responsabilità sono evidentemente ripartite, e noi adulti ne abbiamo molte più di quante pensiamo. Il problema non è tanto l’esplosione di rabbia, l’odio o la follia che comunque c’è ed è presente, soprattutto in questi ultimi tempi. Il problema è il mancato percorso di educazione emotiva, che non viene fato né a scuola né in famiglia. La rabbia è un sentimento positivo come tutte le emozioni. È la sua mancata gestione che può fare dei disastri, come quelli che vediamo. Per questo ai ragazzi racconto il mio percorso, un percorso lungo e faticoso attraverso la rabbia, un percorso, si può dire, dal buio alla luce ».

Cosa manca ai ragazzi? L’educazione sentimentale, l’educazione alle proprie emozioni, compresa la rabbia, soprattutto la rabbia forse, di cui ognuno di noi, adulto o ragazzo che sia, ha paura. Esplorare quei mondi remoti del proprio animo in cui il buio si forma, perché è proprio conoscendo il buio che lo si può ingabbiare.

Quando finiranno gli adulti di nascondersi dietro al ritornello “questi giovani non hanno voglia di fare niente”?

Temo mai. È troppo comodo per noi adulti, ci salva dall'imboccare strade che non conosciamo, che noi stessi, probabilmente, non abbiamo mai percorso. Quando, al contrario, occorrerebbe proprio cambiare strada, ottica, mentalità, i ragazzi già lo fanno, perché non ci riusciamo noi che siamo adulti?


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