Il bambino che faceva le fusa

Il bambino che faceva le fusa

Pepe conosce tutti, nel palazzo, tutti quanti. È un gatto, anzi, una gatta, e come tutti i gatti ama pianificare e non lasciare nulla al caso.

Perciò, quando scopre che, al quarto piano, abita un bambino che lei non ha mai visto, scatta immediato il desiderio di indagare. Tanto più che questo ragazzino non è come tutti gli altri umani, ha qualcosa di strano.


Se ne sta tutto il giorno in camera sua da solo a disegnare, Pepe lo vede dalla finestra, invece di giocare con gli altri in cortile. E poi non si comporta come un 'umano', si dondola con la testa avanti e indietro, e a volte, addirittura, sembra far le fusa come i gatti.

Pepe decide di indagare, di scoprire cos'ha questo strano umano che lei ha chiamato No. Il problema è che comunicare con gli umani non è per niente facile. Papi e Mamma, gli umani che abitano con lei, sembrano non capirla, Tato poi, il loro cucciolo, non ne parliamo, la sua sola occupazione è rincorrerla in giro per la casa cercando di prenderla al lazo come un cow-boy della tv. Forse il signor Pierluigi che abita nell'appartamento di sotto? O l'architetto, che di tanto in tanto tira fuori il naso dai suoi progetti? Nessuno, purtroppo, pare capire quel che Pepe cerca di comunicare. Perché è così chiaro, è chiaro che il bambino del quarto piano ha bisogno di amici, e di uscire da quell stanza prima che diventi una prigione.

(…) Perfino i fiori hanno bisogno di qualcuno che stia insieme a loro, se no appassiscono e perdono i colori. E se è vero per i fiori, figuriamoci per i bambini! Quindi, devo innanzitutto scoprire perché No è tenuto prigioniero in casa sua. E una volta scoperto, insomma, voglio trovare un modo per rimettere le cose a posto.

Ma Pepe non si lascia scoraggiare. Ci sarà, nel palazzo, qualcuno in grado di comunicare con lei. Le cose però si complicano, e a mettere a Pepe i bastoni fra le ruote è Crostino, il maltese che abita al terzo piano, a cui nessuno, Pepe si lamenta, si decide a mettere una museruola.

Sarà - inaspettatamente - il piccione Nerone a trovare uno stratagemma per consentire a Pepe di far pervenire alla mamma di No un messaggio forte e chiaro. E lo farà attraverso una strana creatura, che parla sia il linguaggio degli uomini sia quello degli uccelli: Abibu, che viene dal Senegal, e che ha la sua bancarella proprio sotto casa.

(…) Io non sapevo neanche che esistesse, una lingua degli uccelli, una lingua che parlano e capiscono solo loro. Pare sia una lingua molto antica con cui, nei tempi passati, gli uccelli che scendevano dal cielo comunicavano agli uomini il volere degli dei. Non si sa come Abibu abbia imparato quella lingua; di certo in Senegal, prima di venire qui in Italia.

uccelli

Romanzo, 240 pagine, età di lettura dai 9 anni
Tematiche: avventura, animali, gatti, diversità, autismo