• Gabriele Clima

Empatia e utopia - Antonio Ferrara

Pesanti e goffi. Come i pinguini. Così Gabriele Clima racconta i suoi personaggi, in questo libro. Uccelli con le ali sbagliate, proprio come i pinguini. Volatili diversi. Con voce pacata, con garbo affettuoso, in questo libro l’autore sceglie un tema difficile da affrontare. E chi te lo pubblica, un libro così? Lascia stare, vai a sollevare un vespaio...

E infatti mi risulta che abbia ricevuto diversi rifiuti, ‘sto libro, anche se poi, alla fine, grazie a un editore coraggioso che la diversità la cerca, la mastica e la stampa, ha visto la luce. Parlo di Uovonero, of course. E pure con una raffinata veste grafica.


Bene, era ora che qualcuno ci affondasse le mani, in quel magma incandescente, no? Era ora che ci fosse un sostegno emotivo, uno strumento a cui appoggiarsi per dare voce a chi sussurra, si dibatte e piange nel buio. Esistono altri libri per ragazzi sull’argomento, certo, ma sono sempre troppo pochi, o troppo scientifici. E c’è sempre qualcuno pronto a tarpare persino quelle ali già così apparentemente inadeguate. Con grande rispetto Gabriele Clima si siede accanto a Nino, gli appoggia la testa sulla spalla e ne ascolta i pensieri. Mette a punto un dispositivo sentimentale per parlare, a scuola e in famiglia, con le ragazze, con i ragazzi e con gli adulti di queste cose qui, di cui si parla quasi sempre con le parole sbagliate. Del sesso biologico, dell’orientamento sessuale, di cosa sia davvero naturale e cosa sia “contronatura”. Di cosa significhi amare, sia esso o non sia un sentimento necessariamente corrisposto. Con buona pace dei benpensanti che queste storie non le vogliono pensare. Con buona pace anche di chi di questi argomenti pretende di possedere l’esclusiva.


Mica facile, mettere i piedi nel piatto. E col tono giusto, poi. Ma la scrittura, soprattutto per ragazzi, è proprio questo: empatia e utopia. Mettersi nei panni di chi non è come me per pensare insieme a lui un mondo più equo, con diritti e dignità per tutti. L’autore lo fa con tenera tenacia, mettendo in scena senza troppo spiegare. Facendo muovere in questo film un ragazzo con il suo motorino e col suo zaino farcito di pochi oggetti improbabili, col suo bagaglio da assemblare raccogliendo roba in giro, mettendosi in gioco. Sudando la fatica di crescere. Lo scrittore ci suggerisce che la costruzione della propria identità si faccia un po’ insieme agli altri e un po’ contro di loro.


Gabriele Clima mette in campo una prima persona, un io narrante che è il suo schierarsi decisamente dalla parte del disagio, è il suo modo di cercare di osservare il mondo con gli occhi di un adolescente omosessuale, disorientato dunque il doppio di quanto possa già essere disorientato un qualsiasi adolescente. L’autore prova a guardare con quegli occhi, per mostrarci cosa vede e cosa vive Nino, il protagonista.


Gabriele Clima attinge a una storia vera e la romanza, come spesso fanno le scrittrici e gli scrittori. Si documenta, ascolta con curiosità e rispetto diverse testimonianze e poi dà voce. Racconta dei giovani schiacciati dalla gentilezza pelosa di certi adulti. Racconta di adulti ipocriti nascosti dietro le loro consuetudini, le loro pratiche formali, i loro schermi:

“Don Claudio è seduto alla scrivania, una cartellina tra le mani. Ha gli occhiali. Sembra diverso con gli occhiali, non sembra neanche lui”.

Gli adulti pretendono compiacimento, fedeltà alla consuetudine che annacqua le passioni. Adorano la retta via che non si fa notare dai vicini, adorano apparecchiare con cura, con ordine feroce la vita dei figli:

“Perfino quando apparecchia la tavola, composta, in silenzio, mentre allinea la tovaglia col margine del tavolo, i piatti coi bicchieri, i bicchieri col quadrato dei disegni ricamati… È perfetta, la tavola di mamma, perfetta e senza errori”.

Non possiamo e non dobbiamo conoscere e controllare tutto, dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, che hanno il sacrosanto diritto di scapparci di mano per ritrovare sé stessi, magari in qualche vicolo buio del proprio animo. Da genitori occorre impegnarsi a preservare “il segreto del figlio”, come lo chiama Massimo Recalcati, il suo mistero. Non possiamo costringere i nostri figli a compiacerci:

“Vorrei guardare mamma, tanto so che papà ha già deciso, ma mamma, magari, mamma forse…”

E la storia schiva attentamente anche la retorica che potrebbe lasciar immaginare gli etero tutti cattivi e gli omosessuali tutti buoni e giusti. Ci mostra che i diversi non sono tutti uguali tra loro, anzi: nel romanzo ci sono anche persone etero sensibili e persone omo abiette. C’è una bella, vitale biodiversità. In questo libro duro e tenerissimo Gabriele Clima ci dice che ci sono, nel mondo, esseri umani con le ali sbagliate, esseri umani pesanti e goffi come pinguini. E bellissimi.


Antonio Ferrara, 20 novembre 2020

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