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IL PONTE ROTTO

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Guardò il Ponte Rotto davanti a loro, che un tempo univa le due sponde del Tevere e di cui ormai restava solo un pezzo, al centro del fiume, lontano dall’una e dall’altra riva.

– In fondo – disse, – noi due siamo un po’ come quel ponte. Scollegati, entrambi, dal resto del mondo.

(Alibel, La Malastriga, pag. 129)

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Ponte Rotto è il nome con il quale è più comunemente noto il troncone dell’antico “pons Aemilius“, antistante il moderno ponte Palatino. La prima realizzazione del ponte è da attribuirsi a Manlio Emilio Lepido intorno al 241 a.C., in concomitanza all’apertura della grande via consolare realizzata dal console Aurelio Cotta, la “via Aurelia”, corrispondente all’odierna via della Lungaretta. La costruzione del ponte viene attribuita comunemente ai censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore, ma costoro provvidero solamente, in occasione dei lavori che portarono all’apertura dell’Emporium nel 179 a.C., alla fondazione dei piloni ed alla posa di una passerella in legno. Soltanto nel 142 a.C. il ponte fu terminato con l’edificazione degli archi in pietra per merito dei consoli Publio Cornelio Emiliano e Lucio Mummio. Un primo completo rifacimento lo fece nel 12 a.C il Pontefice Massimo Augusto e perciò, in omaggio all’imperatore, fu soprannominato “ponte Massimo”. Tale nome gli rimase fino all’872 quando Giovanni VIII trasformò il Tempio di Portunus in chiesa con il nome di “S.Maria Egiziaca“: per questo motivo il ponte fu chiamato “ponte di S.Maria“. Nel 1144 ritroviamo il ponte nei “Mirabilia” con il nuovo titolo di “ponte Senatorium“, probabilmente dopo il restauro eseguito a spese del Comune e dietro iniziativa dei Senatori. Nei secoli seguenti vi furono numerosi crolli, causati dalla sua posizione obliqua rispetto alla corrente del fiume, che richiesero diversi interventi e restauri sempre poco efficaci, fino ad una completa ristrutturazione su progetto di Michelangelo e realizzazione ad opera di Nanni di Baccio Bigio nel 1552.

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Fu cosa vana: il 14 settembre 1557, a causa di una spaventosa alluvione, vi fu un nuovo crollo e Gregorio XIII Boncompagni lo fece ricostruire da Matteo Bartolani da Città di Castello per il Giubileo del 1575, come riportato nell’iscrizione ancora oggi ben leggibile: “Per volere di papa Gregorio XIII il Comune di Roma nell’anno giubilare 1575 restituì alla primitiva robustezza e bellezza il Ponte Senatorio, i cui fornici, caduti per l’antichità e già in precedenza restaurati, l’impeto del fiume aveva nuovamente abbattuto“. In occasione del rifacimento il ponte fu utilizzato per condurre in Trastevere la nuovissima conduttura dell’Acqua Felice e rifornire in particolare la fontana in piazza di S.Maria in Trastevere ma il 24 dicembre 1598, a causa di un’altra gigantesca piena, il fiume si portò via la conduttura insieme a tre delle sei arcate del ponte, che non vennero più ricostruite. La metà del ponte rimasta in piedi, ancorata alla riva destra, fu trasformata in giardino pensile, una sorta di balcone fiorito sul fiume, fino alla fine del Settecento, quando la precaria stabilità del ponte divenne talmente evidente da fare abbandonare l’idea di passeggiare sul fiume.

fonte: www.romasegreta.it