PARACELSO, L'ALCHIMISTA

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– L’alchimia è un linguaggio arcano, fatto di simboli, di allegorie, occorre conoscerne i segreti e i codici nascosti.

– E sa di qualcuno che li conosce?

Azzurra portò un dito al mento. – Forse sì... –. Socchiuse gli occhi,

cercando di afferrare un ricordo. – Un vecchio amico, si chiamava... – sospirò.

– Si chiamava? – la incalzò Alibel.

– Cominciava per... C, forse... –. Scosse la tesa. – No, forse era G... No, neanche G... F magari... – sospirò di nuovo.

(Alibel, La Malastriga, pag. 211)

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Filosofo, medico e alchimista, Philippus Theophrastus Bombastus von Hohenheim, detto Paracelsus nacque il 14 novembre del 1493 a Einsiedeln, un villaggio vicino alla città di Zurigo, in Svizzera. Ricevette un’istruzione scientifica da suo padre, che gli insegnò i rudimenti dell'alchimia, della chirurgia e della medicina. Continuò gli studi sotto la guida dei monaci del convento di Sant'Andrea e poi del celebre Johann Trithemius di Spanheim, uno dei maggiori adepti della Magia, dell'Alchimia e dell'Astrologia del suo tempo. Sotto la sua guida, Paracelso coltivò e mise in pratica il suo talento e il suo amore per l’occulto, e probabilmente assunse in quel periodo il soprannome latinizzato "Paracelsus" ("eguale a" o "più grande di" Celsus, enciclopedista romano del primo secolo noto per il suo trattato di medicinai), autoproclamando così la sua superiorità rispetto all’arte medica del passato.

Paracelso insegnò fisica, medicina e chirurgia a Basilea, ricevendo un onorario notevole. Le sue lezioni non erano, come quelle dei suoi colleghi, semplici ripetizioni delle teorie di Galeno, Ippocrate e Avicenna. Paracelso insegnava le sue proprie dottrine indipendentemente dalle opinioni altrui, ottenendo il plauso dei suoi studenti e facendo inorridire i suoi ortodossi colleghi. Il 24 giugno del 1527 bruciò pubblicamente in piazza gli scritti di Galeno e di Avicenna, ripetendo le parole sacramentali: "Così ogni mala cosa si disperda nel fumo!"

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La crescente ostilità dei medici accademici e una lite giudiziaria costrinsero Paracelso, nel febbraio del 1528, ad abbandonare Basilea. Paracelso riprese la sua vita randagia vagabondando per il paese, come aveva fatto in gioventù, vivendo in villaggi, taverne e osterie. Numerosi discepoli lo seguirono, attratti dal desiderio di sapere o dalla brama di acquistare la sua arte e valersene a proprio profitto. Il più noto dei suoi seguaci fu Johannes Oporinus, che per tre anni lo servì come segretario e che poi divenne professore di greco, scrittore conosciuto, libraio e stampatore a Basilea. Paracelso era decisamente reticente nel confidare i suoi segreti, anche con i propri discepoli. Oporinus, dopo aver abbandonato il proprio maestro, parlò duramente di lui, schierandosi con i suoi nemici. Ma dopo la morte di Paracelso, egli si rammaricò della propria indiscrezione ed espresse grande venerazione per lui.
Fra il 1529 e il 1530 lavorò a Norimberga, dove i "medici regolari" lo denunciarono come ciarlatano e impostore. Per confutare le loro accuse Paracelso chiese al Consiglio Cittadino di affidargli alcuni pazienti dichiarati incurabili. Il suo successo non fermò i detrattori, e anzi accrebbero le ostilità degli accademici, condannandolo a continui trasferimenti.

Morì il 24 settembre 1541, all'età di quarantotto anni, nella stanza di una locanda. Molti biografi sostengano che morì di morte violenta, dovuta a veleno o a ferite, e i cranio di Paracelso fu per questo ripetutamente esaminato: esso presentava in realtà una frattura lungo l'osso temporale, ma non ci sono prove che facciano supporre che tale ferita gli sia stata inferta in vita.
Paracelso non ebbe pace nemmeno nella tomba: fu dissepolto innumerevoli volte (sette spostamenti delle spoglie sono documentati) e le sue ossa furono scompigliate e trafugate.

fonte: www.ereticopedia.org