
«Hai un cuore grande» mi disse Anna una volta. Anna era mia sorella, viveva insieme a noi,
con mamma, me e Sara, quando i soldati arrivarono e ci portarono via. Ma è stato tanto tempo fa. Anna ormai se n’è andata, una notte, seguendo il vento che soffiava.
Il vento, però, quando questa storia è cominciata, non la conosceva ancora. Non conosceva nessun
di noi, per questo ci accolse così male al nostro arrivo al campo.

Ci accolse fischiando e soffiandoci la neve in faccia e dentro il collo. Soffiava e spingeva come se volesse farci risalire sul treno, mentre i soldati tiravano per farci scendere. E quando il treno se ne andò, il vento rimase, freddo e testardo, a soffiarci contro.

(…) Ogni tanto, qualcuna di quelle che erano lì da tempo diceva:
«Fortunate voi che siete arrivate ora: la guerra non potrà durare per sempre».
Le altre facevano di sì con la testa, ma forse non ci credevano veramente.
Una cosa sì, durava per sempre: la neve, e il vento che continuava a buttarla
nelle baracche dalle finestre rotte. Tanto che, dentro, la terra - perché lì pavimento
non c’era - si gelava, e sembrava di ghiaccio

(…) Quella notte sognai. Sognai il campo e i soldati addormentati. Camminavo nella neve, attenta
a non scivolare perché portavo loro un piccolo dono, da mettere sulla porta della casa di guardia:
un pezzetto del mio grande cuore. Non era molto grande, appena un pezzettino, ma era rosso
e caldo come un fuoco acceso.

Quando l’alba spuntò, i soldati dovevano aver trovato il mio dono, perché nessuno di loro
gridò quel giorno, né con me, né con mamma, né con nessun altro di noi. E quando camminavano,
gli stivali non facevano più rumore.

(…) Così, notte dopo notte, attraversavo i viali coperti di neve e portavo il mio dono
a tutti i soldati nelle case di guardia. Non bussavo, lasciavo il pacchetto nella neve
e tornavo alla baracca. E i soldati sorridevano continuando a dormire
e dormendo dicevano: «Grazie, Vera, del tuo piccolo dono».
«Non c’è di che» rispondevo io, «ma è solo un pezzetto, dovete accontentarvi.
Non so quanto ancora me ne potrà restare».

(…) Alcuni chiamarono indicando il cancello. Una fila di camion colore dell’erba entrava
nel campo e si fermava fra la gente che guardava in silenzio. Dai camion scesero angeli
che portavano l’acqua e le coperte. E mentre aprivano le case e le baracche e tagliavano
le reti e i recinti di ferro, andai da uno di loro e gli chiesi:
«È stava Anna a dirvi di venire?». Era alto e bellissimo e aveva una grande stella
sopra la fronte. «È stata lei, vero? Io lo so, è appena stata qui!».
(…)
©2010 Edizioni San Paolo
tratto da:
«Storia di Vera»
storia e illustrazioni di Gabriele Clima
Edizioni San Paolo 2010