Il passero tornò all’albero che il sole stava per tramontare. Si posò su un ramo, scrollò dalle ali la stanchezza della giornata e rimase a guardare il disco dorato che si abbassava lentamente sulla collina.



Sul ramo più basso, un pettirosso, allegro come sempre, fischiava zampettando in qua e in là.

«Che cosa guardi?» chiese all’amico di sopra.

«Il sole» disse il passero, «che scende sulla collina».

«Io l’avrò visto mille volte» rispose il pettirosso.

«Anch’io» fece il passero. «Ma oggi è diverso».

Il pettirosso saltò sul ramo più alto. «Perché è diverso?» disse sistemandosi accanto al passero.

«Non lo so» rispose il passero. «Mi sembra più bello».

Il pettirosso guardò il sole che tramontava. Era bellissimo, come sempre a quell’ora. Gli ulivi sul ciglio della collina si accendevano di giallo e di arancione, e dagli ulivi le ombre si allungavano seguendo il pendio sulla strada che portava a valle. Era bellissimo, come sempre a quell’ora.

«Che c’è di diverso?» chiese il pettirosso.

«Non lo so» ripeté il passero stringendosi nelle ali. «Sarà perché oggi ho visto un re passare».



(…) Un tordo e un cardellino passarono lì accanto.

Videro i tre che conversavano e frullarono rapidi sul ramo. «Di chi parlate?» chiese il cardellino.

«Di un re» rispose il merlo, «che ha visto oggi il passero». Rivolse al passero uno sguardo incerto.

«Un re un po’ insolito per la verità» aggiunse. «Anch’io ho visto un re una volta» disse il cardellino. «Un re forte e terribile!» «Forte quanto?» domandò il merlo. «Fortissimo» rispose il cardellino.

«Aveva vinto non so quante battaglie lasciando dietro a sé corpi e corpi di nemici abbattuti.

Sembrava non doversi fermare mai e incitava i suoi soldati con tale impeto che perfino le stelle

ne tremavano. È per questo che tutti lo seguivano».



«Il mio re non aveva soldati» disse il passero. «Ma a dir la verità non sembrava capace di recar offesa nemmeno al più umile degli uomini su questa terra. Se ne andava pian piano sulla strada che sale alla collina e non diceva una parola. Eppure tutti lo seguivano lo stesso».



(…) «Non so nient’altro di lui» rispose il passero. «È morto poco fa in cima alla collina. L’hanno inchiodato a quella croce che portava».

Gli uccelli si guardarono l’un l’altro.



(…) «Ma come?» esclamarono in coro. «Hai detto che era un re!», «Un bel re davvero!», «Ma sei sicuro che fosse proprio un re?»

«Certezza non ne ho» rispose il passero, «però quando è morto ho visto una luce accendersi nei suoi occhi chiusi. Il suo cuore batteva forte e caldo come un fuoco acceso nella notte, eppure lui non respirava più».



«Cra-a-a-a-a...!» rise il corvo quando il passero finì di parlare. Una risata aspra

e insolente come uno spintone. «Salutami il tuo re!» gracchiò alzandosi in volo.

Si alzò anche la gazza volando via col corvo, e il ciuffolotto. Volò via il cuculo, il merlo, il cardellino,       e si persero tutti nella notte nera.


(...)


©2011 Edizioni San Paolo

 

tratto da:

«Ho visto un re passare»

storia Gabriele Clima, illustrazioni Giovanni Manna

Edizioni San Paolo 2011