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GABRIELE CLIMA

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Il sole fra le dita - Recensione su Avvenire

Scaffale basso - 3 luglio 2016

Il sole fra le dita

di Rosanna Sisti


Dario, sedicenne solitario e silenzioso, è in piena crisi. La vita, non fa che ripetersi, gli va da schifo. Di suo padre, che se n’è andato tanto tempo prima senza neppure un perché, conserva ricordi a flash: lo chiamava Dario il Grande, lo portava al mare e gli prospettava un meraviglioso futuro. Poi un giorno, quell’uomo senza qualità è sparito e a Dario non è rimasto che un grande senso di colpa. A crescerlo da sola è toccato a sua madre, donna chiusa e di poche parole con cui è difficile entrare in sintonia, che continua a consideralo un bambino. A scuola non va meglio, anzi. Per gli insegnanti è un ragazzo difficile, intrattabile e incorreggibile, insomma una mela marcia.

Con questo quadro Gabriele Clima apre Il sole tra le dita (San Paolo; 14,50 euro), un romanzo da non perdere, dai tratti amari ma mai privo di ironia, che intreccia due esistenze schiacciate dall’insensibilità coriacea al limite della stupidità di certi adulti. Quelle di Dario l’irrecuperabile e di Andy, il ragazzino disabile inchiodato alla sedia a rotelle, che un giorno dopo l’ennesimo colpo di testa gli viene affibbiato come ultima chance di redenzione ma in sostanza come estrema punizione.

Dario invece è molto più in gamba di quanto gli altri (e lui stesso) non pensino, non solo manca di quei tatticismi e di quegli eufemismi che fanno da schermo all’autenticità delle relazioni; è un vero e proprio dono naturale il suo, che gli permette di entrare in contatto con Andy, con una semplicità istintiva invidiabile. Il lettore segue i due ragazzi in un lungo viaggio a tappe, improvvisato ed esilarante on the road, parte in treno parte sull’improbabile carrozzina motorizzata artigianalmente. Un viaggio liberatorio come una fuga dalle sovrastrutture e dalle ipocrisie del mondo adulto, attraverso la campagna toscana verso il mare. Come spesso succede, anche per Dario e Andy le risposte esistenziali si nascondono e si scovano nel cammino piuttosto che nella meta. Creature entrambi fragili la mela marcia e il disabile, diventato un compagno di cui prendersi cura fuori dagli schemi e senza stereotipi, troveranno a vicenda sostegno l’uno nell’altro. Arrivando dritti al cuore del lettore. Senza melassa.

Avvenire

(link alla recensione)

 

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